Le origini delle tecniche di memoria

Le tecniche di memoria, o mnemotecniche, sono quelle tecniche con cui è possibile “allenare” la memoria con esercizi specifici e strumenti e che permettono di ricordare più facilmente nomi, parole, concetti, agende, testi, manuali, ecc. ecc.
Le origini delle tecniche sono molto antiche, sembra che il primo ad utilizzarle sia stato Simonide di Cheo, poeta greco, già nel 500 a.C.
La storia narra che il poeta, invitato ad un banchetto in onore dei Giochi Olimpici, si sia dovuto allontanare dalla festa proprio poco prima che un terremoto facesse crollare la sala del banchetto provocando la morte di tutti gli invitati. Per il riconoscimento di alcuni corpi fu essenziale il contributo del poeta che riuscì a ricordare in che posizione erano seduti i commensali. Notando come il ricordo visivo della collocazione nella stanza della persone gli permise di richiamare agevolmente alla memoria le informazioni richieste Simonide adottò anche in seguito la stessa strategia. Ogni volta che doveva ricordare qualcosa immaginava una stanza e, vicino agli oggetti contenuti in essa, “posizionava gli oggetti” da memorizzare.

Dopo di lui Aristotele fu studioso di mnemotecniche (De memoria), seguito da Cicerone e da Quintiliano. I greci furono sicuramente i maestri di quest’arte, denominata appunto mnemotecnica da Mnemosine, nella mitologia greca dea della memoria, amata da Zeus e madre delle Muse. Dopo di loro anche i Romani fecero tesoro delle mnemotecniche, molto utilizzata dagli oratori classici, in particolare proprio da Cicerone
A quest’ultimo si deve la creazione di una tecnica che porta il suo nome: i “loci ciceroniani”. Grazie a questa tecnica il famoso oratore, divenuto oggi sinonimo di loquacità, riusciva a memorizzare con facilità lunghi discorsi e comizi. Dai suoi loci sono nate le tecniche che conosciamo oggi, attraversando, nei secoli, periodi di fama e periodi di oblio.

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Nel ventesimo secolo un personaggio molto interessante è senza dubbio il mnemotista russo Šereševskij. Le capacità straordinarie di Šereševskij, che era giornalista, furono scoperte per la prima volta quando il suo direttore notò che non prendeva mai appunti, indipendentemente dalla complessità delle istruzioni che riceveva o dalla quantità di informazioni da tenere a mente. Ciononostante era in grado di ripetere tutto ciò che gli era stato detto parola per parola, non solo, riteneva addirittura normale e scontato il riuscire a farlo!
Spinto dal suo direttore si sottopose ad una serie di test mnemonici di crescente difficoltà. Sembrava che non ci fosse limite alla quantità di informazioni che Šereševskij riusciva ad imparare a memoria. Tale capacità era data dalla lucidità delle immagini mentali che creava e dalla sua abilità nel crearle rapidamente ed efficacemente. Per agevolare ulteriormente il ricordo Šereševskij collegava abilmente tra loro le immagini, in modo da formare una specie di storia; oppure le associava ai particolari di una strada a lui familiare così come Simonide le associò ai contenuti di una stanza.
E’ interessante notare come lo straordinario mnemotista avesse escogitato anche un sistema per dimenticare volontariamente le informazioni memorizzate: immaginò che le informazioni fossero scritte su una lavagna e poi immaginò di cancellarla, ottenendo il risultato voluto.

Le tecniche oggi conosciute sono numerose, ciascuno è in grado di personalizzarle e adattarle ai propri scopi. Utilizzandole al momento di acquisire nuove informazioni esse vengono codificate ed elaborate in modo ottimale. Ad un primo approccio possono sembrare complicate ma, se guidati nella loro applicazione, garantiscono da subito ottimi risultati a chiunque.
Tra le più utilizzate ci sono acronimi, acrostici, storie di libere associazioni, loci ciceroniani, mappe mentali, conversioni fonetiche, schedario mentale…

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